il contrario

Collana di traduzioni letterarie

Nelle poche pagine che seguono vogliamo presentare le motivazioni, le persone e gli obbiettivi che hanno portato alla nascita della collana “il contrario”, di cui La primavera è arrivata di Ludvík Vaculík rappresenta lo splendido primo volume. Un inizio davvero strepitoso per un’impresa che garantiamo di proseguire con la stessa energia e lo stesso entusiasmo per molti anni a venire. Anche i prossimi volumi che comporranno la collana vedranno infatti la luce grazie alla collaborazione di Edizioni Forme Libere e un comitato scientifico di docenti del Corso di Laurea in Lingue dell’Università di Trento. Uno sforzo congiunto che porterà sugli scaffali delle librerie i lavori di traduzione più originali, interessanti e filologicamente rigorosi, redatti da laureandi, dottorandi e ricercatori perlopiù (ma non soltanto) del Dipartimento di Lettere e Filosofia di Trento. Con queste traduzioni intendiamo così arricchire il panorama editoriale italiano, colmandone qualche lacuna e sollecitando i lettori a scoprire o approfondire nuovi autori misconosciuti e opere trascurate di autori importanti.

Siamo consapevoli di come, al pari di ogni altra iniziativa che muova i primi passi entro un dipartimento universitario, il progetto editoriale qui presentato potrebbe incontrare alcune resistenze prima ancora di essere valutato per il valore letterario e culturale che saprà concretizzare e trasmettere. Dietro questa preclusione si annida la realtà di un’università, quella italiana, che da anni è impegnata in uno sforzo di difesa quasi meccanica dei margini di autonomia con cui vorrebbe tracciare le proprie linee di produzione. Al netto dell’evidente spinta conservatrice dietro tali rivendicazioni, è vero che un certo grado di indipendenza presenta il vantaggio di porre la ricerca e l’insegnamento al riparo dai venti politici di ogni colore, compresi quelli tossici che, non solo in Europa, spirano alle spalle dell’attuale ondata di regressione culturale. L’effetto collaterale più rischioso che accompagna ogni forma di autonomia è però l’isolamento dalla società intorno, la quale, a sua volta, potrebbe sentirsi esclusa da un’istituzione avvertita come autoreferenziale, poco comprensibile e forse addirittura inutile. Prendendo atto di questi rischi, la comunità universitaria deve confrontarsi con lo sforzo opposto di aprirsi, uscire dalle proprie mura e assicurarsi la visibilità necessaria per legittimare la propria esistenza nell’odierno mondo delle immagini e del commento social travisato come informazione. Qualcuno potrebbe collocare la collana ‘il contrario’ in un quadro di questo tipo, ma ci sembrerebbe davvero ingeneroso e riduttivo. Viene allora da chiedersi se è possibile per l’università aprirsi e difendersi al tempo stesso. La nostra risposta è sì: è possibile e necessario, anzi, urgente. La nostra risposta è lanciare questa collana.

Di fatto, al di là degli stereotipi, le presunte torri d’avorio e il marketing più spudorato, le aule universitarie ci sembrano da sempre uno specchio – uno fra tanti ma non certo il meno indicativo – dei popoli che in quelle aule mandano i propri giovani a studiare, facendovi confluire molte delle migliori energie in circolazione allo scopo di costruire un domani migliore, per se stessi e per gli altri. I rapporti umani che vi si intrecciano, poi, sono tutt’altro che al riparo dai condizionamenti ideologici che premono all’esterno, compresi quelli velenosi e reazionari contro cui si sono spese generazioni di studiosi. Insomma, i problemi dentro quelle aule e le minacce dal fuori sono molto più simili di quanto non sia comune intendere. E oggi, forse, la corrispondenza fra accademia e società è ancora più marcata di quanto non lo fosse, ad esempio, fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Novanta, ossia ai tempi in cui la neonata università di massa (o aspirante tale) era in prima fila nella promozione di un discorso critico e ‘contro’, ossia emancipatore e, laddove necessario, anticonformista. Qualcuno ha ipotizzato che la legittimità per dare fiato a quella stagione di innovazioni culturali e di sfide politiche l’accademia l’abbia tratta più dalle origini spesso privilegiate dei suoi membri che non da una riconosciuta autorevolezza intellettuale. Insomma, il primato che le ha permesso di alzare la voce e di essere ascoltata sarebbe stato in primo luogo di natura classista e moraleggiante. Se anche fosse vero, resta da osservare che nell’università di oggi insegnano e lavorano persone che in quello stesso periodo hanno studiato e si sono formate a prescindere dal censo. La composizione sociale di chi siede oggi dietro la cattedra è pertanto assai più eterogenea in virtù della maggiore mobilità sociale di allora, osservazione che purtroppo rischia di non valere per l’università italiana del futuro. In definitiva, parlare di università come faro progressista nell’Italia del 2018, se non altro, offre meno il fianco a certi bisticci populisti, conservatori e sedicenti anti-élite di quanto non accadesse in passato.

Sta di fatto che, oggi come in epoche precedenti, gli elementi di raccordo fra società e università, le figure chiave della dialettica fra il mantenimento dello status quo e il suo sovvertimento attraverso le sfide dello studio, restano gli studenti. L’immagine che viene dunque spontaneo utilizzare in questa sede è proprio quella degli studenti traduttori, portavoce colti e creativi in grado di individuare e veicolare la libera circolazione di idee e contenuti fra il mondo da cui provengono e i mondi verso cui si sono proiettati e di cui hanno appreso i codici e le sensibilità. Alla base del progetto editoriale qui presentato ci sono e ci saranno sempre loro, gli studenti di traduzione, da intendersi come espressione in carne e ossa della curiosità e del dubbio inesorabilmente volti al miglioramento; e ancora, gli emblemi della necessità atavica del contatto e dello scambio, dell’istinto di immedesimazione con cui riplasmare generosamente la propria identità esplorando e abbracciando con coraggio le forme di alterità che si è avuto la possibilità di imparare a capire e a sentire. Gli studenti traduttori che daranno vita alle pubblicazioni di questa collana sono al contempo artisti temerari e rigorosi artigiani, desiderosi di mettersi all’opera in quel complesso e disordinato laboratorio del possibile che è la letteratura: un’officina dove loro stessi adattano e sconvolgono l’esistente, immaginando un nuovo mondo possibile nello stesso momento in cui si sforzano di rendere comprensibile una realtà ‘Altra’, avendo cura di non farla propria. Questa collana vuole così mettere a disposizione dei lettori spunti di riflessione e di approfondimento in seno a contesti sociali e culturali rappresentativi e solo apparentemente marginali, e nel farlo raccoglierà le energie e la passione necessarie per dare voce ad altrettante rivoluzioni di sensibilità, piccole e grandi, astratte e concrete, vissute e da pianificare. Per questo motivo si è voluto chiamare la collana “il contrario”: perché il contrario è da sempre la direzione presa da chi ha scelto le vie del miglioramento, quelle che più spesso passano attraverso la lotta alle ingiustizie e ai privilegi. Si è voluto chiamarla “il contrario” perché tradurre si colloca agli antipodi del non conoscere, del non sentire; perché la traduzione è l’esatto contrario dell’apatia, della rinuncia e dell’indifferenza.

Andrea Binelli – Fulvio Ferrari – Valentina Nider

Curatori, Comitato e referee
A cura di: 
Andrea Binelli

Andrea Binelli

Andrea Binelli insegna Lingua e traduzione inglese presso l’Università di Trento. Negli anni ha insegnato la stessa disciplina presso l’Università di Pisa e ...

Fulvio Ferrari

Fulvio Ferrari

Fulvio Ferrari è un traduttore, germanista e scandinavista italiano, docente, Direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento.
 Valentina Nider

Valentina Nider

Valentina Nider è docente di Letteratura Spagnola all'Università di Trento, nonché Presidente del Comitato per il reclutamento e lo sviluppo delle carriere.

In questa collana...