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Mirna, immersa in un mondo di letture, scopre nel suo corpo le conseguenze di un dolore intimo e muto. Mia, inchiodata alle sue responsabilità, medita di andarsene lontano.
Le due donne, madre e figlia, si guardano attraverso lo specchio di un male generato dall’abbandono. Nella presente-assenza di un uomo, un marito e un padre, la malattia è occasione di trasformazione e riscatto. Come un fiume in piena scioglie gli argini, è chiave che apre le porte ai sogni, all’ironia, ai ricordi, alla poesia. La vita poi, tornando dal suo giro, si presenta con il bagaglio migliore.
L’ultima parola è: perdiri. Perdiri u cintu, i causi, poi l’ugna a unu a unu. Perdiri u cuntu. Quantu bistemmi ci sunu nt’a parola perd...
Questi epigrammi lirici somigliano ad acuti ritornelli che canticchiano senza sosta la domanda su come si sia potuti giungere a tal punto, e...
Mondologo di Arlecchino esplora la storia, l’arte e la cultura della maschera più iconica della Commedia dell’arte. Frutto di decenni di ric...
In Scampoli di ricordi Helene Flöss intreccia vicende personali e storia collettiva, restituendo dall’interno il Sudtirolo degli anni del fa...
La saga di Ketill salmone e la saga di Grímr guancialanuta sono due testi composti in Islanda tra il XIII e il XIV secolo e raccontano le fa...